La Villa Farnesina, uno dei tesori più preziosi del Rinascimento romano, fu costruita tra il 1508 e il 1511 dal ricchissimo banchiere senese Agostino Chigi. Raffaello Sanzio e la sua bottega vi lavorarono intensamente, realizzando affreschi di una bellezza mozzafiato che celebrano l’amore, la prosperità e la mitologia classica.
Al centro di queste meraviglie c’è la Loggia di Amore e Psiche (oggi chiusa da vetrate e chiamata Loggia di Galatea), affrescata da Raffaello nel 1518. La volta è un vero trionfo illusionistico: un pergolato rigoglioso di fiori, frutti esotici (come zucche, melograni e ananas) e festoni vegetali intrecciati, tra cui volano amorini e figure mitologiche che raccontano la favola di Amore e Psiche.
Ma la vera sorpresa arriva dalla scienza! Nel gennaio 2024, un articolo su MediterraneoAntico ha annunciato una scoperta sensazionale: grazie a indagini diagnostiche avanzate, è stato confermato che Raffaello e la sua bottega utilizzarono il blu egizio proprio in questi affreschi della Loggia di Amore e Psiche.
Il blu egizio è il primo pigmento artificiale mai creato dall’uomo, inventato dagli antichi Egizi oltre 5.000 anni fa (più di 3.000 anni prima di Cristo). È un composto sintetico a base di silicati di rame e calcio, con un colore intenso e profondo, estremamente resistente al tempo.
Questo pigmento era diffusissimo nell’antichità in tutto il Mediterraneo, fino alla caduta dell’Impero Romano, poi la ricetta per produrlo andò perduta per secoli. Si pensava fosse scomparso completamente… fino a recenti scoperte!
La stessa equipe scientifica, guidata dal Prof. Antonio Sgamellotti del Centro Linceo di Ricerca sui Beni Culturali Villa Farnesina (CeRIF), aveva già trovato tracce di blu egizio nel 2020 nel vicino Trionfo di Galatea, un altro capolavoro autografo di Raffaello.
Ora, con un innovativo visore portatile che rileva in tempo reale la luminescenza infrarossa emessa dal pigmento quando illuminato con luce visibile, hanno individuato il blu egizio anche nella Loggia di Amore e Psiche. Questo strumento rivoluzionario permette di “vedere” il pigmento invisibile a occhio nudo, senza toccare l’opera.
La scoperta dimostra che nel Rinascimento qualcuno riuscì a riscoprire o reinventare l’antica formula egizia, e Raffaello – grande appassionato di antichità classica – la scelse per i suoi capolavori, probabilmente per il suo legame simbolico con il mondo antico e per la sua straordinaria qualità.
Questa notizia, pubblicata il 23 gennaio 2024 da Tiziana Giuliani su MediterraneoAntico.it, aggiunge un capitolo affascinante alla storia dell’arte: un ponte diretto tra l’Egitto dei faraoni e il genio di Raffaello. La scienza continua a rivelare segreti nascosti nei capolavori del passato, facendoci apprezzare ancora di più la loro bellezza e il loro mistero.
Se ami l’arte rinascimentale, le scoperte archeologiche o il modo in cui la tecnologia moderna illumina il passato, questo articolo è un vero gioiello da leggere!
